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BIVACCO CORRADINI - BLACK BODY MOUNTAIN SHELTER

Comune di Cesana Torinese (TO)
2
Mar

Legno ad alta quota

Al confine tra Italia e Francia, a 2.908 m slm sulla cima Dormillouse delle Alpi Cozie, dal luglio di quest’anno (2019, ndr) si trova un corpo nero, realizzato in legno con lo scopo di creare un luogo sicuro per gli escursionisti che si avventurano fino a quel punto. Un piccolo rifugio realizzato in ricordo di un appassionato di alpinismo, Matteo Corradini, per volontà della sua stessa famiglia.
Appoggiato su una piccola sella – al di sotto dei pendii finali della vetta – il Bivacco Matteo Corradini è un prisma scuro con profilo esagonale, incastonato nel paesaggio montano.

Una caratteristica che gli ha valso il suo altro nome, forse più evocativo del prosaico “bivacco”, Black Body Mountain Shelter (“rifugio di montagna dal corpo nero”), un guscio metallico che ripara dalle rigide condizioni atmosferiche d’alta quota e in grado di assorbire la massima radiazione solare, grazie proprio al colore scuro. Qualcosa che si avvicina molto al concetto di “corpo nero” così come viene spiegato nella fisica, ovvero un oggetto ideale che assorbe totalmente l’energia, re-irradiandola nell’ambiente circostante.
I materiali, soprattutto il legno, e la volumetria sono stati scelti e progettati dagli architetti Andrea Cassi e Michele Versaci in relazione al paesaggio: ripide creste di roccia scura da cui si sviluppano pendii erbosi e pietraie, completamente ricoperti di neve nella stagione invernale. Un’interferenza, è vero, ma che, come un’opera di land-art abitata, definisce punti di vista inaspettati nel paesaggio naturale, spiccando sullo sfondo in tutte le condizioni atmosferiche.
L’involucro, grazie al materiale di rivestimento esterno e alla sua stratigrafia, garantisce un’elevata performance in termini di isolamento invernale ed estivo.

La finitura metallica custodisce un piccolo ambiente di 20 m2 costruito in pino cembro, un’essenza tipicamente alpina utilizzata da tempo immemore nella costruzione di culle e nel rivestimento delle camere da letto, per il suo profumo e per la sua facilità di lavorazione. L’interno del bivacco, dalle dimensioni minimal ma accoglienti, “specchiato” rispetto a un immaginario asse che attraversa il centro nella parte più corta, è composto da un sistema di gradonate di legno che si sviluppano intorno al tavolo centrale. I sei gradoni lignei, tre per parte, diventano letti per la notte mentre, durante il giorno, definiscono un sistema di sedute in aggetto sul pendio della montagna. Una culla accogliente e calda, un luogo di incontro a 3.000 metri di altitudine, rivolto alla comunità degli alpinisti.

La forma dell’edificio è stata modellata in favore del paesaggio circostante, motivo per cui due grandi vetrate si aprono sui lati corti, come cannocchiali o come l’obiettivo a soffietto dei banchi ottici; esse catturano il paesaggio, traguardando verso nord la Val Thuras e inquadrando il Massif des Ecrins verso sud, mettendo così simbolicamente in contatto le due vallate.

foto | CassiAndrea+VersaciMichele

⇒ l’approfondimento continua sul numero 38 di legnoarchitettura