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HAUS MOSER

Neustift im Stubaital (A)
27
Ago

Come riciclare un fienile

La storia della giovane famiglia Moser di Neustift, in Tirolo, va oltre il lieto fine. Un budget non elevato e tanta voglia di un “nido” per sé e i propri figli, il progetto di una casa non grande con un tetto a falda unica rifiutato dall’ufficio tecnico del Comune tirolese e l’idea dell’architetto, Robert Pfurtscheller, di dare nuova vita all’eredità architettonica e culturale locale sono gli ingredienti che hanno permesso a un vecchio fienile ormai abbandonato e prossimo alla demolizione di rinascere, in un altro luogo, con la stessa forma ma funzione diversa.

Uno Stadl (fienile, appunto) tirolese di un secolo e mezzo fa, con un sistema a telaio ligneo realizzato da esperti artigiani carpentieri della zona, è stato smontato pezzo per pezzo, recuperato nelle sue componenti originali (travi, montanti, traverse, puntoni ma anche elementi di collegamento) e rimontato a 800 m di distanza, su una nuova piattaforma di fondazione in c.a.

Dal punto di vista spaziale, la semplice pianta quasi quadrata dello Stadl si intreccia alle nuove esigenze di una moderna abitazione: dietro alla grande porta d’entrata a sud-ovest si trova, come uno “spazio di mezzo”, una terrazza aperta verso l’alto, alla quale segue l’ingresso al corpo edilizio a due piani vero e proprio, realizzato con un sistema a telaio che si integra a quello più antico, con grandi pareti vetrate posizionate sul filo interno della struttura originaria del fienile.

Al piano inferiore trova posto la grande zona soggiorno con la cucina, il bagno e un ripostiglio; al piano superiore uno spazio distributivo centrale, al quale si collegano quattro camere da letto. Per sfruttare al meglio i 105 m2 di superficie utile ricavata con il nuovo progetto, si sono cercate alcune soluzioni creative: la scala, per esempio, è anche una stufa in maiolica cui è demandato il riscaldamento dell’intero edificio.

L’esito dell’avventura è doppiamente felice perché, oltre a essere il sogno realizzato di una famiglia, rappresenta anche il riuscito tentativo di salvare dall’oblio o, in questo caso, dalla demolizione una parte di eredità architettonica vernacolare, evitandone però la sterile musealizzazione.

foto | Wolfgang Retter

⇒ il progetto completo è pubblicato sul numero 32 di legnoarchitettura

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