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Un’aquila si è posata a terra

Casey, Victoria (AU)
11
Lug

Come le ali di un’aquila

In una delle regioni in più rapida crescita dell’Australia – lo Stato di Victoria – e nello specifico nella città di Casey, il rispetto per la storia e la tradizione culturale e artistica dei nativi aborigeni ha dato vita a un complesso multifunzionale che è diventato il cuore culturale e civico della comunità, riflettendone i valori e infondendo un nuovo senso di appartenenza al territorio. Bunjil Place, questo il nome dell’edificio, è infatti una biblioteca, un teatro per spettacoli, uno luogo di ritrovo, un posto per mostre e manifestazioni, una galleria d’arte, uno spazio sperimentale per eventi, conferenze, dibattiti e celebrazioni; ma è anche un punto di assistenza, un centro servizi per la popolazione e un ambiente di lavoro.

È una forma inclusiva di struttura pubblica che riflette e abbraccia la diversità multietnica del più grande paese dell’Oceania, dove tutto si sovrappone e si interconnette. Frutto del più grande investimento della Città di Casey (125 milioni di dollari), Bunjil Place è il risultato della collaborazione, ambiziosa e duratura, tra il committente, gli architetti e tutti i consulenti coinvolti poiché esso ha dato risposta alle esigenze dell’intera collettività. Laddove un tempo le persone percorrevano lunghe distanze per accedere alla cultura di qualità e all’intrattenimento dal vivo, ora c’è un’alternativa avvincente e locale che consente, tra l’altro, di evitare significative emissioni di particolato causate dalla congestione del traffico veicolare verso il centro della città di Melbourne, poco distante. Il progetto è stato influenzato dal senso di identità legato alla terra, dalla storia e dalla natura australiana.

Due infatti sono i temi centrali che ne hanno determinato la forma e la disposizione spaziale, entrambi da ricercarsi nel patrimonio di conoscenze delle popolazioni locali dei Wurundjeri, Bunurong e Boon Wurrung, ovvero ‘The Meeting of Many Paths’, opera dell’artista Cathy Adams, e ‘Bunjil the Eagle’. Il primo è un dipinto, il cui titolo può essere tradotto come ‘Incontro di molti sentieri’, e raffigura un “bastone di benvenuto” piantato al centro di un cerchio; questo rappresenta uno spazio da condividere, dove convergono molti percorsi che portano al suo cuore. Per capire invece il significato della seconda fonte di ispirazione bisogna fare riferimento alla mitologia aborigena australiana secondo la quale ‘l’aquila Bunjil’ è una divinità creatrice che protegge la terra e accoglie gli ospiti ai quali è richiesto di rispettare le leggi e di non danneggiare l’ambiente o i bambini, è un essere ancestrale e uno dei due antenati della nazione Kulin. Tutto questo è stato trasposto nell’organizzazione spaziale dell’edificio e nell’immagine che il fabbricato propone a tutti coloro che si apprestano a entrarvi.
Sito su un’area posta all’incrocio tra una arteria a grande scorrimento – la Princess Highway che porta a Melbourne – e un’altra via, Magid Drive che conduce a uno dei più grandi centri commerciali dell’Australia, l’ampio complesso civico e culturale si contraddistingue per un grande tetto che si piega, e quasi tocca terra, all’intersezione delle strade, come a proteggere tutte le attività dentro ospitate. Rievocando le tradizioni del passato ma fornendo, al contempo, una visione contemporanea del futuro con le innovazioni tecnologiche in essa introdotte, la copertura possiede una struttura sinuosa con una geometria organica a conchiglia che, realizzata in lamellare, si connette a due imponenti elementi verticali definiti da un intreccio di travi in legno.

Come un’aquila che sfiora il terreno con gli artigli spalancando le ali verso l’alto e con una consistenza fluida che ricorda quella dei tre orologi del dipinto “La persistenza della memoria” di Salvador Dalí, questi reticoli verticali incontrano il pavimento in due punti nel foyer di accesso, uno spazio centrale di raccolta che diventa il luogo, non gerarchico, in cui le funzioni si unificano e si diramano, distinguendo così l’edificio da altri complessi con la medesima destinazione d’uso. La forma senza soluzione di continuità del tetto e dei due “pilastri” verticali rafforza il senso di ampiezza e il carattere accogliente dell’architettura di Bunjil Place poiché oltrepassa la barriera trasparente del prospetto vetrato – lato di ingresso situato all’opposto del crocevia – per estendersi e allargarsi verso l’esterno fondendosi con l’impalcato della copertura e invitando l’utente a entrare.
Nel volume così modellato dagli articolati elementi in legno, gli spazi sono definiti da una serie di nastri bianchi che accentuano il flusso e la natura interconnessa dell’insieme delle funzioni. Le zone di lavoro e di aggregazione hanno abbondante aria fresca, luce naturale e viste sulle aree verdi, le facciate vetrate sono ad alte prestazioni e l’impianto termico e di raffrescamento possiedono una buona efficienza. Con grande attenzione è stato studiato anche l’uso dell’acqua: quella piovana è raccolta per essere riutilizzata nell’irrigazione delle zone piantumate e nello scarico dei bagni, quelle di prova dell’impianto antincendio sono riciclate per gli stessi scopi e nei bagni sono presenti dispositivi per il risparmio.

foto | Trevor Mein; Andrew Chung; John Gollings

⇒ l’approfondimento continua sul numero 36 di legnoarchitettura