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UN TABIÀ IN CADORE

Selva di Cadore (BL)
31
Lug

Recupero di un tabià in Cadore

Recuperare un tabià è sempre un’operazione delicata, vista soprattutto la sua complessità strutturale e spaziale. Se da un lato è necessario rispettare l’equilibrio che si instaura tra aspetto esteriore e struttura, dall’alto la riqualificazione di questa tipologia di fabbricati porta a stravolgerne la natura a causa proprio della loro necessaria rifunzionalizzazione.

L’edificio ristrutturato si trova in una piccola frazione del comune di Selva di Cadore, in una posizione isolata e avanzata rispetto al borgo di cui fa parte e di cui diventa elemento di chiusura a valle della strada che attraversa il paese. Costruito in un’epoca abbastanza recente – verosimilmente a cavallo tra le due guerre mondiali –, presentava una struttura ordinata e libera da volumi accessori, con una sola eccezione sul lato nord dove una sorta di tunnel a baldacchino copriva la rampa di accesso al primo livello.

Quattro erano i piani del tabià, due ospitati nel basamento di pietra e due, di cui uno era un sottotetto, alloggiati nel castello ligneo a sbalzo. A dispetto di quanto ci si poteva aspettare, tutti i livelli avevano altezze interne generose e abitabili, oltre i 2,40 m.
Prima di iniziare le operazioni di ristrutturazione, che prevedevano anche la suddivisione dell’edificio in due unità abitative, è stato effettuato un meticoloso rilievo architettonico, catalogando e indicizzando le parti da smontare e riposizionare e mettendo in evidenza gli elementi da sostituire.

I servizi igienici dei livelli più bassi sono stati spostati all’esterno del perimetro per preservare la pulizia planimetrica dell’edificio e la copertura sopra la rampa è stata rimossa trasferendo il volume al di sotto di essa, creando uno spazio che si innesta in modo organico con la preesistenza e liberando così il prospetto nord da un oggetto aggiunto successivamente alla costruzione del tabià.

Il recupero ha comportato, in una prima fase, il consolidamento del basamento in pietra e delle fondazioni e, successivamente, l’intervento sul castello ligneo e, in particolare, sul suo collegamento con il dado murario sottostante; in seguito sono stati posati gli impianti e realizzate le pareti a secco interne con relativa coibentazione termica e acustica, avendo cura di nascondere le parti impiantistiche troppo evidenti.

foto | Alberto Sinigaglia

⇒ il progetto completo è pubblicato sul numero 32 di legnoarchitettura

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